Artwork
La Continenza di Scipione

La Continenza di Scipione is an oil painting by the Early Baroque Italian artist Nicolas Poussin. It dates from 1640 and is held in the collection of the Pushkin Museum of Fine Arts.
About this work
Panoramica
Con dimensioni di 114,5 per 163,5 cm, l'opera esemplifica l'enfasi del movimento classicista sull'ordine, la chiarezza e la filosofia morale.
La Continenza di Scipione è un dipinto storico a olio su tela dell'artista francese Nicolas Poussin, datato 1640. Con dimensioni di 114,5 per 163,5 cm, l'opera esemplifica l'enfasi del movimento classicista sull'ordine, la chiarezza e la filosofia morale. È attualmente conservata nel Museo Puškin di Mosca. Il dipinto illustra un celebre episodio della Seconda Guerra Punica, in cui il generale romano Scipione l'Africano restituisce una bella prigioniera al suo promesso invece di rivendicarla come preda di guerra, un atto di contegno e generosità che gli valse la gratitudine della prigioniera e alleati militari per Roma.
Soggetto e significato
Il dipinto raffigura il generale romano Scipione l'Africano seduto su una piattaforma elevata, che porge la mano a un giovane capo celtibero di nome Allucio e alla sua fidanzata. Dopo aver catturato la fanciulla durante l'assedio di Carthago Nova, Scipione vince le proprie passioni e rifiuta il riscatto offerto dai genitori di lei, restituendola invece ad Allucio insieme al tesoro come dono nuziale. La composizione comprende in totale dodici figure: il nobile romano in veste e mantello rosso, il capo inchinato, la sposa vista di fronte accompagnata da tre donne, una figura femminile in bianco che regge una ghirlanda sopra la testa di Scipione, due littori che portano fasci e un gruppo di quattro soldati. La corona di alloro tenuta dalla figura femminile incorona Scipione non solo per il valore militare ma per la sua saggezza e rettitudine morale. I fasci portati dai littori simboleggiano l'alta autorità proconsole di Scipione, sebbene l'assenza di asce all'interno dei fasci sia un'imprecisione storica, poiché i proconsoli in tempo di guerra al di fuori di Roma avrebbero posseduto il diritto di infliggere condanne a morte.
Tecnica e stile
Poussin dispone le figure in una composizione orizzontale, simile a un fregio, attraverso uno spazio poco profondo e teatrale, un metodo che spesso perfezionava utilizzando un dispositivo prospettico noto come scatola di Poussin, in cui disponeva figure di cera per ottenere soluzioni spaziali armoniose. La narrazione è veicolata da gesti precisi e dignitosi e da colori chiari e saturi. La tavolozza è dominata da ocra calda, arancio bruciato e blu intenso, con un forte chiaroscuro che illumina le figure centrali contro bordi più scuri. La pennellata è liscia e rifinita, tipica della pittura storica accademica, con un'attenta modellatura dei panneggi e della carne. Rovine architettoniche e una struttura rotonda in lontananza ambientano la scena bellica, mentre l'ordine rigoroso e il colore locale riflettono lo stile classicista maturo di Poussin e la sua teoria dei Modi, che prescriveva che i dispositivi espressivi corrispondessero al contenuto dell'opera.
Storia e provenienza
Commissionato nel 1640 dall'abate Gian Maria Roscioli, segretario di Papa Urbano VIII, il dipinto cambiò successivamente proprietario più volte prima di entrare nella collezione Walpole in Inghilterra durante la prima metà del XVIII secolo. Nel 1779, Caterina la Grande acquistò l'opera per il Museo dell'Ermitage. Rimase nell'Ermitage fino al 1930, quando fu assegnata al Museo di Belle Arti Puškin di Mosca, dove si trova ancora oggi. Il periodo trascorso nella collezione Walpole è ulteriormente documentato da un'incisione realizzata da Francis Legat e pubblicata da John Boydell nel 1784 per The Houghton Gallery. Una versione in grisaglia diversa della composizione era un tempo ospitata nella Galleria di Düsseldorf.
Contesto
L'episodio della clemenza di Scipione ha origine dallo storico Livio, che rielaborò un racconto precedente di Polibio. Se Polibio presentava l'atto del generale principalmente come un esempio di contenimento sessuale, Livio introdusse il personaggio di Allucio e sottolineò la magnanimità di Scipione, un'azione diplomatica che assicurò a Roma quattordicento cavalieri celtibero. Questa narrazione divenne un caposaldo della tradizione umanistica degli exempla morali durante il Rinascimento e raggiunse l'apice della popolarità nel XVII e XVIII secolo, comparendo in letteratura, opere liriche e arti visive. L'interpretazione di Poussin si adattava perfettamente al suo interesse per la pittura storica come filosofia morale, creata in un momento cruciale della sua carriera. Nel 1640, fu convocato a Parigi da Luigi XIV per realizzare dipinti per Versailles, ma ebbe difficoltà con la vita di corte e tornò in Italia nel 1642, dopo di che il suo stile divenne sempre più intellettuale e contenuto.
Eredità
La storia della continenza di Scipione rimase un motivo popolare nella cultura europea a lungo dopo la versione di Poussin, ispirando numerosi trattamenti drammatici e operistici, tra cui opere di Francesco Cavalli, Georg Friedrich Händel e Johann Christian Bach. Nelle arti visive, il soggetto fu frequentemente riprodotto in incisioni e serie di arazzi, spesso accoppiato con altri esempi di clemenza classica come il trattamento di Alessandro Magno verso la famiglia del re Dario. La composizione di Poussin in particolare perdurò attraverso incisioni riproduttive, come la stampa del 1784 di Francis Legat, che diffuse il disegno tra i collezionisti e consolidò il posto del dipinto nel canone degli exempla morali classici.
Artist & collection
Artist
Nicolas Poussin (UK: US: French:; June 1594 – 19 November 1665) was a leading painter of the classical French Baroque style, although he spent most of his working life in Rome.


















