Artwork
Ritratto di una donna

Ritratto di una donna is an oil painting by the High Renaissance artist Antonio da Correggio. It dates from 1520 and is held in the collection of the Hermitage Museum.
About this work
Panoramica
Il dipinto è conservato all'Ermitage di San Pietroburgo dal 1925 ed è ampiamente considerato uno dei ritratti più sofisticati ed enigmatici di Correggio.
Ritratto di una donna è un dipinto a olio su tela dell'artista rinascimentale italiano Antonio da Correggio, databile intorno al 1520. Con le dimensioni di 103 per 87,5 centimetri, è l'unica opera conosciuta firmata con il nome latinizzato dell'artista, "ANTON LAET(US)". Il dipinto è conservato all'Ermitage di San Pietroburgo dal 1925 ed è ampiamente considerato uno dei ritratti più sofisticati ed enigmatici di Correggio. La sua grande scala, la cultura classica e l'esecuzione raffinata lo collocano tra i ritratti di maggior livello culturale del primo Cinquecento.
Soggetto e significato
Il dipinto raffigura una donna non identificata in posizione a tre quarti, con il volto inclinato verso lo spettatore e uno sguardo che le fonti descrivono come enigmatico. Indossa un abito nero e bianco scollato in stile spagnolo, con maniche bianche voluminose e un mantello scuro drappeggiato sulle spalle. La sua elaborata acconciatura intrecciata, fissata da una preziosa spilla, segue una moda popolare tra l'aristocrazia dell'Italia settentrionale nei primi decenni del XVI secolo, secondo quanto riportato lanciata dalla duchessa di Mantova. Una sottile catena d'oro pende sul suo petto. Nella mano destra tiene una ciotola d'argento poco profonda recante un'iscrizione greca: "NHΠENΘΕΣ" (nepenthes), una citazione dal libro IV dell'Odissea di Omero. Nell'epica, Elena mescola questa droga che allevia il dolore nel vino per gli ospiti che piangono i propri cari perduti. Una corda annodata, interpretata come una cintura francescana, appare sul suo grembo o sulla gamba. L'iscrizione sulla ciotola e il suo gesto di offerta suggeriscono un'identificazione con la stessa Elena, che presenta la cura per il dolore allo spettatore o a qualcuno vicino a lei che ha subito una perdita.
Tecnica e stile
L'opera è eseguita a olio su tela, un medium che ha permesso a Correggio una pennellata liscia e sfumata e transizioni senza soluzione di continuità tra luce e ombra evidenti in tutta la superficie. La luce proviene dall'alto a destra, illuminando il volto, il petto e le maniche bianche della donna, mentre le ombre si addensano nel fogliame fitto alle sue spalle e nelle pieghe del suo drappeggio scuro. La modellazione della carne e dei tessuti è curata con attenzione, con una finitura levigata che corrisponde alla scala monumentale e alla funzione rappresentativa del dipinto. A sinistra, l'edera si arrampica su un tronco d'albero, mentre a destra si apre un paesaggio lontano dominato da profondi blu atmosferici. Il punto di vista leggermente abbassato e gli artifici prospettici collegano stilisticamente l'opera agli affreschi della Camera di San Paolo. I paragoni precedenti con la ritrattistica di Lorenzo Lotto e con La Velata di Raffaello sottolineano l'impegno di Correggio con le convenzioni ritrattistiche contemporanee, anche se la sua morbida resa atmosferica distingue il suo approccio.
Storia e provenienza
La storia antica del dipinto rimane sconosciuta. È entrato all'Ermitage nel 1925, dove si trova ancora oggi. L'opera era in precedenza attribuita a Lorenzo Lotto fino a quando la scoperta della firma di Correggio sul tronco d'albero a sinistra ha spostato l'attribuzione. L'analisi stilistica suggerisce una data vicina agli affreschi della Camera di San Paolo, con l'allestimento monumentale, la pienezza e la libertà di modellazione e gli artifici prospettici a supporto di una datazione intorno al 1517-1520. Il dipinto è stato paragonato alla Madonna delle Scale di Caravaggio e a La Velata di Raffaello. Non è sopravvissuta alcuna documentazione di commissione o di proprietà antica, sebbene proposte accademiche abbiano collegato il ritratto a specifiche figure storiche e occasioni, discusse di seguito.
Contesto
La ricerca ha proposto due principali identificazioni per la modella. Veronica Gambara, rimasta vedova nel 1518 per la morte di Giberto VII da Correggio, è stata suggerita sulla base dell'alloro poetico e del contesto di perdita. Più sostanzialmente, è stata proposta Ginevra Rangoni, rimasta vedova nel 1517 di Giangaleazzo da Correggio e terziaria francescana. La corda annodata nel ritratto corrisponde alla cintura francescana, e il secondo matrimonio di Ginevra con Aloisio Gonzaga, marchese di Castel Goffredo, il 24 luglio 1519, fornisce un'occasione plausibile per cui il ritratto potrebbe essere stato commissionato. Tuttavia, gli studiosi avvertono che la modella non deve necessariamente rappresentare qualcuno che abbia personalmente subito una perdita. L'attributo della ciotola d'argento e il suo sguardo diretto e complice verso lo spettatore suggeriscono che si presenti come Elena che offre la nepente, rendendo il ritratto un dono o un messaggio a un destinatario in lutto. Il paesaggio dell'alba visibile a destra rafforza questa lettura, richiamando le parole di Pisistrato nell'Odissea: "ma Aurora, figlia della luce, tornerà di nuovo". La cultura classica dell'opera, la rara iscrizione greca e l'iconografia sofisticata la contraddistinguono come prodotto della più alta cultura umanistica del Rinascimento emiliano.
Eredità
Come l'unico dipinto firmato con il nome latinizzato di Correggio e uno dei pochi ritratti del Rinascimento italiano a incorporare un'iscrizione letteraria greca, Ritratto di una donna occupa una posizione singolare nell'opera dell'artista e nella ritrattistica del XVI secolo in generale. La sua qualità enigmatica, che combina la rappresentazione aristocratica con complesse allusioni classiche, ha sostenuto l'interesse accademico attraverso le generazioni. La storia dell'attribuzione dell'opera, da Lorenzo Lotto a Correggio, illustra l'evoluzione dei metodi di connoisseurship. La sua residenza permanente all'Ermitage dal 1925 ne ha fatto un elemento fisso delle collezioni di Rinascimento italiano di quel museo, sebbene la sua storia antica rimanga opaca. Il ritratto continua a generare dibattiti riguardo all'identità, all'occasione e al significato, testimonianza della sfida duratura nell'interpretare i ritratti rinascimentali che impiegano programmi letterari e simbolici sofisticati per contesti privati, ormai perduti.
Artist & collection
Artist
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