Artwork
Il Sultano Mehmet II

Il Sultano Mehmet II is an oil painting by the Early Renaissance artist Gentile Bellini. It dates from 1490 and is held in the collection of the Victoria and Albert Museum.
About this work
Soggetto e Significato
Un tessuto ricamato e tempestato di gioielli ricade sul davanzale di marmo davanti a lui, le cui gemme e perle segnalano ricchezza e magnificenza.
Il dipinto ritrae il sultano ottomano Mehmed II, noto come Maometto il Conquistatore, raffigurato in una posa a tre quarti che permise a Bellini di rendere sia i dettagli fisici che quelli psicologici. Indossa un caftano rosso scuro sotto un lussuoso mantello di pelliccia marrone, con un turbante avvolto sopra un taj rosso che ne simboleggia il rango e l'identità musulmana. Un tessuto ricamato e tempestato di gioielli ricade sul davanzale di marmo davanti a lui, le cui gemme e perle segnalano ricchezza e magnificenza. Il sultano è incorniciato da un arco classicheggiante, simbolo occidentale di potere sin dall'Impero Romano, creando una finestra illusionistica che separa il suo spazio da quello dello spettatore. Sette corone appaiono sopra e sul parapetto, sebbene il loro significato simbolico rimanga oscuro. L'iscrizione in basso a sinistra recita "Victor Orbis" ("Conquistatore del Mondo"), mentre un'iscrizione parzialmente leggibile a destra data l'opera al 25 novembre 1480 e attribuisce il lavoro a Gentile Bellini. Il ritratto rappresenta una deliberata fusione delle tradizioni visive europee e islamiche, segnando un passaggio verso il naturalismo nelle rappresentazioni occidentali dei sovrani ottomani. Commissionato dallo stesso Mehmed, riflette il suo desiderio di essere ritratto con un naturalismo italiano accurato, nonostante le convenzioni islamiche contro la rappresentazione figurativa.
Tecnica e Stile
Il Ritratto di Mehmed II, dipinto nel 1480 da Gentile Bellini, è eseguito a olio su tela, con un'altezza di 69,9 cm e una larghezza di 52,1 cm. Raffigura il sultano ottomano indossante un caftano rosso sovrapposto a un velo di pelliccia e un turbante, a indicare il suo rango e la sua identità religiosa. La composizione fonde elementi europei e islamici, tra cui un arco che ricorda il classicismo veneziano e iscrizioni che fanno riferimento alle sue conquiste. Bellini impiegò dettagli naturalistici, come il naso aquilino del sultano e i tessuti ricamati, per trasmettere autorità e sintesi culturale. L'opera riflette l'interesse di Mehmed II per il ritratto italiano e l'impegno diplomatico con Venezia, sebbene ridipinture e restauri del XIX secolo abbiano oscurato porzioni dell'originale. Lo stato di conservazione del dipinto rivela strati di intervento, con solo circa il 10% attribuito direttamente alla mano di Bellini, eppure rimane influente nell'arte ottomana.
Storia e Provenienza
Il ritratto del sultano Mehmet II fu commissionato dal sovrano ottomano durante i suoi sforzi diplomatici verso Venezia nel 1479, riflettendo gli sforzi per rafforzare i legami tra l'Impero Ottomano e la Repubblica di Venezia dopo il trattato di pace del 1479. Gentile Bellini viaggiò a Costantinopoli per soddisfare la richiesta, producendo l'opera durante il suo soggiorno da settembre 1479 a gennaio 1481. Il dipinto fu realizzato su tela e originariamente eseguito a olio, sebbene in seguito subì un significativo restauro nel XIX secolo che ne alterò la superficie. Reca iscrizioni che fanno riferimento alla data di creazione (15 novembre 1480) e al nome dell'artista, sebbene queste non siano originali. L'opera rimase in possesso ottomano prima di essere acquisita nel 1865 dall'archeologo britannico Austen Henry Layard da un collezionista veneziano, entrando infine nella collezione della National Gallery attraverso il lascito Layard nel 1916. Attualmente ospitata al Victoria and Albert Museum di Londra, è stata presentata in importanti mostre tra cui "Gentile Bellini and the East" (2005-2006) e "Ressam Sultan ve Portresi" (1999-2000). Il dipinto è di proprietà della National Gallery di Londra ed è conservato in prestito a lungo termine al Victoria and Albert Museum (V&A), dove è esposto nella Sala 63 della galleria Edwin and Susan Davies. Il suo numero di accessione ufficiale presso la National Gallery è NG3099, acquisito tramite il lascito Layard nel 1916. L'opera fu originariamente acquistata a Venezia nel 1865 dall'archeologo Austen Henry Layard prima di entrare nella collezione del museo. Il ritratto è stato presentato in diverse importanti mostre focalizzate sullo scambio culturale e sull'artista. È stato esposto a Istanbul tra il 1999 e il 2000, seguito dalla mostra "Gentile Bellini and the East" che ha viaggiato a Boston e Londra dal 2005 al 2006. È apparso anche nella mostra veneziana del 2007 "Venezia e l'Islam. 828-1797."
Contesto
Questo ritratto segna un cambiamento fondamentale dalle rappresentazioni fantastiche occidentali dei turchi verso il naturalismo, riflettendo i legami diplomatici e commerciali tra Venezia e l'Impero Ottomano. Commissionato da Mehmed II per favorire la pace dopo il trattato del 1479, l'opera dimostra il desiderio del Sultano di essere visto attraverso la lente del ritratto rinascimentale italiano. Tuttavia, l'attribuzione del dipinto ha affrontato un significativo scrutinio accademico a causa del suo cattivo stato di conservazione; pesanti ridipinture e puliture eccessive nel diciannovesimo secolo hanno oscurato la mano originale di Bellini, portando alcuni storici a stimare che solo una frazione della superficie visibile sia autentica. Nonostante queste alterazioni fisiche e i dibattiti sulle iscrizioni non originali, la maggior parte dei critici mantiene l'attribuzione a Bellini, citando la sua inclusione in importanti mostre come "Gentile Bellini and the East". L'immagine influenzò successivamente la pittura ottomana, servendo come modello compositivo per artisti successivi, e rimane un'icona culturale che simboleggia lo scambio artistico complesso tra Oriente e Occidente.
Eredità
Il ritratto stabilì un precedente duraturo nell'arte ottomana, ispirando composizioni successive come quelle attribuite a Shublizade Ahmed che derivarono la loro struttura dall'opera di Bellini. È riconosciuto come il primo caso di un sovrano ottomano ritratto sia da artisti occidentali che orientali, segnando un momento cruciale nella rappresentazione interculturale. L'immagine ottenne una significativa rilevanza letteraria nei secoli XIX e XX; Marcel Proust fece riferimento al dipinto in *Alla ricerca del tempo perduto* per descrivere il volto di un personaggio e per illustrare le preferenze estetiche di un altro. Nonostante le estese ridipinture e restauri del XIX secolo che oscurarono la pennellata originale, l'opera rimane un'icona celebrata dello scambio diplomatico e artistico tra Venezia e l'Impero Ottomano. La sua reputazione fu ulteriormente consolidata attraverso importanti mostre a Istanbul, Boston, Londra e Venezia alla fine del XX e all'inizio del XXI secolo.
Artist & collection
Artist
Gentile Bellini (c. 1429 – 23 February 1507) was a Venetian painter of the school of Venice. He came from Venice's leading family of painters, and, at least in the early part of his career, was more highly regarded than…











