Artwork
Madonna dal collo lungo

Madonna dal collo lungo is an oil painting by the Mannerist artist Parmigianino. It dates from 1530 and is held in the collection of the Uffizi Gallery.
About this work
Parmigianino ha usato i colori a olio in un modo che sembra un po' allungato e morbido.
Questo è un dipinto della Madonna che tiene il Bambino Gesù con gli angeli. Parmigianino ha usato i colori a olio in un modo che sembra un po' allungato e morbido. Il dipinto iniziò nel 1534 per una cappella a Parma ma non fu mai completato.
Il suo collo lungo e le figure graziose mostrano uno stile chiamato Manierismo. L'artista lasciò Parma prima che fosse finito. Ferdinando de' Medici lo acquistò nel 1698 e gli Uffizi lo espongono dal 1948.
Cerca l'artista Parmigianino.
Panoramica
La Madonna dal collo lungo è un dipinto a olio su tavola di Parmigianino, realizzato intorno al 1534-1540. Con le sue dimensioni di 219 per 132 centimetri, l'opera raffigura la Vergine Maria con il Bambino Gesù e angeli, accanto a una scena enigmatica che include una colonna e un piccolo profeta. Commissionata per una cappella funeraria a Parma, la pittura rimase incompiuta alla morte dell'artista nel 1540. È ampiamente considerata una delle opere più significative e rappresentative del Manierismo italiano, che rompe deliberatamente con l'armonia classica del Rinascimento a favore di una composizione non ortodossa e di proporzioni allungate. Acquisita da Ferdinando de' Medici nel 1698, l'opera è esposta alla Galleria degli Uffizi a Firenze dal 1948.
Soggetto e significato
Il dipinto mostra la Vergine Maria seduta su un alto piedistallo, che tiene in grembo il grande Bambino Gesù addormentato. Alla sua sinistra, una folla di sei angeli in movimento adora il bambino, mentre nell'angolo in basso a destra appare la figura emaciata di un profeta, probabilmente San Girolamo, che regge un rotolo. La presenza di San Girolamo fu richiesta dal committente a causa del suo legame con l'adorazione della Vergine. Il Bambino Gesù giace in un sonno profondo che ricorda la morte, e un angelo che regge un vaso d'argento mostra la debole riflessione di un crocifisso, prefigurando la Passione. La colonna prominente e priva di capitello sullo sfondo potrebbe riferirsi al Tempio di Salomone o all'inno mariano Collum tuum ut colonna del Cantico dei Cantici, che informa direttamente l'enfasi posta sul collo allungato della Vergine. Il gesto della Vergine, con una mano sul petto, e le sue vesti aderenti conferiscono alla scena religiosa una sottile sfumatura sensuale. La composizione complessiva, con il bambino addormentato e le figure in lutto, evoca l'iconografia di una Pietà.
Tecnica e stile
Eseguito a olio su tavola di legno, il dipinto presenta la tipica pennellata liscia e levigata di Parmigianino e una tavolozza di blu freddi, ocra caldi e toni carnosi cremosi. Una luce soffusa cade da sinistra, modellando forme arrotondate e creando ombre delicate. L'opera è un esempio quintessenziale della figura serpentinata manierista, caratterizzata da proporzioni allungate e pose contorte. Il collo della Vergine è famosamente simile a quello di un cigno, e le sue mani esili e le dita lunghe si riflettono negli arti esagerati degli angeli e nel corpo sproporzionato del Bambino Gesù, che giace precariamente come se stesse per cadere. L'artista ha deliberatamente abbandonato la soluzione classica dell'armonia perfetta, accalcando invece gli angoli in un angolo sinistro stretto e lasciando il lato destro ampiamente aperto, dove il minuscolo profeta arriva solo fino al ginocchio della Vergine. Il suo piede destro poggia su cuscini che sembrano a pochi centimetri dal piano dell'immagine, eppure il piede si proietta oltre, rompendo le convenzioni di una tela incorniciata. Le vesti della Vergine aderiscono come tessuto bagnato, enfatizzando la sua forma piuttosto che nasconderla, e il suo stato tra seduta e in piedi sfida una collocazione spaziale logica.
Storia e provenienza
Elena Baiardi Tagliaferri commissionò il dipinto il 23 dicembre 1534 per la cappella funeraria del defunto marito, Francesco Tagliaferri, nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Parma. Elena era la sorella del cavaliere Francesco Baiardo, amico e mecenate di Parmigianino. Il contratto prevedeva un compenso di trentatré scudi pagato in anticipo, con una scadenza di cinque mesi prima della Pentecoste del 1535, garantita dall'ipoteca sulla casa dell'artista. La scadenza fu ampiamente superata e l'opera rimase incompiuta quando Parmigianino partì per Casalmaggiore nel 1540, dove morì. Francesco Baiardo prese successivamente possesso della bottega dell'artista, inventariando ventidue dipinti e 495 disegni. La tela fu infine collocata nella cappella nel 1542, come indicato da una stele ora perduta. Un'iscrizione sul gradino destro, FATO PRAEVENTUS F. MAZZOLI PARMENSIS ABSOLVERE NEQUIVIT, fu aggiunta per giustificare il suo stato incompiuto a causa di forza maggiore. Il cardinale Leopoldo de' Medici tentò di acquistare l'opera nel 1674 senza successo. Ferdinando de' Medici la acquisì con successo nel 1698 e la trasportò a Firenze. Durante le confische napoleoniche del 1799, il dipinto fu portato a Parigi, dove rimase fino al 1815. Dopo il suo ritorno, fu ospitato nella Galleria Palatina prima di trasferirsi alla Galleria degli Uffizi nel 1948.
Contesto
Parmigianino, allievo del Correggio, assorbì l'eleganza figurativa del suo maestro ma rifiutò il suo approccio cromatico, forgiando un'estetica distintamente anti-classica. Le distorsioni deliberate e lo spazio irrazionale del dipinto furono celebrati negli ambienti intellettuali dell'epoca come una consapevole rottura con la bellezza naturalistica stabilita dai maestri dell'Alto Rinascimento. Lo storico dell'arte E. H. Gombrich sostenne che, cercando di creare qualcosa di nuovo e inaspettato a scapito della bellezza naturale, Parmigianino e i suoi contemporanei furono forse i primi artisti moderni. Lo stato incompiuto dell'opera, particolarmente visibile nello sfondo destro e nel volto di un angelo sotto il gomito destro della Vergine, ha da lungo tempo affascinato gli studiosi. Recenti restauri hanno rivelato che l'angelo centrale nella fila inferiore guardava originariamente verso il basso al Bambino Gesù, ma ora guarda il vaso tenuto dall'angelo adiacente. L'angelo rivolto allo spettatore assomiglia al ritratto di Antea di Parmigianino. Lo scienziato medico Vito Franco dell'Università di Palermo ha diagnosticato in modo controverso che il modello della Vergine soffriva della sindrome di Marfan a causa delle sue dita allungate, sebbene questa ipotesi sia contestata data l'allungamento stilistico comune ad altri modelli dell'artista. Inoltre, l'enigmatico vaso ovale è stato collegato all'alchimia, un interesse che consumò Parmigianino negli ultimi anni della sua vita, o a metafore poetiche che paragonano il collo e le spalle di una donna a un vaso perfettamente lavorato.
Eredità
La Madonna dal collo lungo rimane il dipinto più famoso, o addirittura notorio, di Parmigianino, e una pietra miliare della storia dell'arte manierista. La sua reputazione si fonda sul radicale rifiuto dell'armonia rinascimentale a favore di un linguaggio visivo artificiale, elegante e profondamente malinconico. Come osservò Rolf Tomann, il dipinto invita lo spettatore in un mondo che appare elegante ma profondo, intricato e malinconico, fatto di spazi consapevolmente illogici, irreali e incantati. L'influenza dell'opera si estende al discorso culturale moderno, essendo inclusa in modo notevole nel museo personale di opere ideali dello storico francese Paul Veyne. Continua a comparire nella letteratura contemporanea, come nel romanzo del 2025 di Wolf Haas Wackelkontakt, in cui una protagonista scrive la sua tesi di dottorato sul dipinto. Oggi, è esposta nella Sala XXIX degli Uffizi insieme alla Madonna di San Zaccaria di Parmigianino e ad altre opere manieriste emiliane, mantenendo il suo status di argomento vitale per la ricerca storico-artistica e di pietra di paragone per il movimento manierista.
Artist & collection
Artist
Girolamo Francesco Maria Mazzola (11 January 1503 – 24 August 1540), also known as Francesco Mazzola or, more commonly, as Parmigianino (UK: US: Italian:; "the little one from Parma"), was an Italian Mannerist painter…


















