Artwork

The Conversion of Saint Paul

The Conversion of Saint Paul, by Parmigianino, oil, 1527
The Conversion of Saint Paul, by Parmigianino, oil, 1527

The Conversion of Saint Paul is an oil painting by the High Renaissance artist Parmigianino. It dates from 1527 and is held in the collection of the Kunsthistorisches Museum.

About this work

Panoramica

La Conversione di san Paolo è un dipinto a olio su tela realizzato nel 1527 dall'artista italiano Parmigianino (Francesco Maria Mazzola, 1503-1540).

La Conversione di san Paolo è un dipinto a olio su tela realizzato nel 1527 dall'artista italiano Parmigianino (Francesco Maria Mazzola, 1503-1540). Con dimensioni di 177,5 per 128,5 cm, l'opera è conservata nella collezione del Kunsthistorisches Museum di Vienna, dove si trova dal XVIII secolo ed è stata esposta al pubblico per la prima volta nel 1912. Il dipinto rappresenta un esempio significativo dello stile maturo di Parmigianino, prodotto poco dopo il suo ritorno da Roma, e occupa una posizione importante nella transizione dagli ideali dell'Alto Rinascimento all'estetica manierista. Raffigura il drammatico momento della trasformazione di Saulo in apostolo Paolo, reso con le proporzioni allungate, le pose dinamiche e l'intensità emotiva esaltata che caratterizzano il contributo dell'artista al primo Manierismo.

Soggetto e significato

Il dipinto illustra l'episodio biblico tratto dagli Atti degli Apostoli in cui Saulo, un persecutore dei cristiani, viene colpito da una luce abbagliante mentre viaggia verso Damasco e cade a terra, dando inizio alla sua conversione al cristianesimo. Parmigianino raffigura Saulo come un uomo barbuto in una tunica dorata e un drappo rosso, disteso sul terreno con il braccio destro alzato verso un cavallo bianco impennato che domina il centro della composizione. Il suo volto si volge verso l'alto, verso un'esplosione di luce radiosa nell'angolo superiore sinistro, che si fa strada attraverso nuvole scure e vorticose, mentre la sua spada giace abbandonata sull'erba vicino a lui, a significare la sua rinuncia alla violenza e alla sua vita precedente. Il cavallo, che indossa un morso d'oro ornato con redini rosse, si impenna con gli zoccoli anteriori protesi, partecipando al momento di estasi spirituale. Lo sfondo rivela un paesaggio dettagliato con montagne blu, una valle fluviale, edifici sparsi e piccole figure su una strada. L'iconografia enfatizza non solo la caduta fisica ma la trasformazione interiore: lo sguardo di Saulo è estatico, fisso sulla fonte divina, e la composizione nel suo insieme trasmette la simultaneità della risposta umana e animale all'intervento miracoloso.

Tecnica e stile

L'opera è eseguita ad olio su tela, un medium che ha permesso a Parmigianino la flessibilità di ottenere sia una pennellata morbida e sfumata che effetti materici. La superficie mostra una fine craquelure diffusa, con particolare cura dedicata alla resa della carne, mentre il fogliame e il cielo ricevono un trattamento più vigoroso. La palette cromatica è satura in primo piano con verdi profondi, ori e rossi cremisi, che si ritirano in toni più freddi di blu e grigio in lontananza. Stilisticamente, il dipinto esibisce i marchi distintivi della maniera post-romana di Parmigianino: proporzioni allungate, arti gonfi (in particolare polpacci e cosce) e pose contorte che riflettono l'influenza di Michelangelo ma sono riconfigurate in qualcosa di più originale e volutamente artificiale. Il cavallo stesso presenta qualità chiaramente antinaturalistiche, con un collo gonfio, una testa piccola e stretta e redini ridotte a un capriccioso filamento, mentre una sella in pelliccia di ermellino aggiunge una nota di lussuosa ostentazione. I riflessi dorati sulla superficie contribuiscono a un'astrazione decorativa che si discosta dal naturalismo rinascimentale. Il paesaggio, con i suoi alberi frondosi, colline e montagne, è stato collegato alle modalità di Dosso Dossi e alla pittura del nord Italia, mentre il cielo scuro e plumbeo con toni rossastri intorno all'emanazione divina suggerisce influenze settentrionali. L'effetto complessivo è quello di una voluta distorsione e di un raffinato artificio, emblematico della sensibilità manierista.

Storia e provenienza

Il dipinto fu commissionato da Giovanni Andrea Albio, noto anche come Giovanni Andrea Bianchi, una figura di spicco di Parma che servì come professore di anatomia all'Università di Bologna dal 1523 e in seguito come medico di Pio IV. Vasari, nell'edizione del 1550 delle Vite, e Lamo, nel 1560, entrambi registrarono di aver visto l'opera nella casa di Albio. Albio, che come Parmigianino aveva fama di alchimista, fu un importante mecenate delle arti che aveva anche commissionato a Niccolò dell'Abate un complesso affresco di facciata per la sua residenza. Dopo la morte di Albio nel 1566, il dipinto lasciò Parma e entro il 1608 era entrato nella collezione dello scultore Pompeo Leoni a Madrid, come documentato in un inventario di quell'anno. L'opera fu trasferita a Vienna nel XVIII secolo, entrando infine nel Kunsthistorisches Museum, dove le fu assegnato il numero di inventario 2035 nella Gemäldegalerie. Fu esposta al pubblico per la prima volta nel 1912. La datazione del dipinto è generalmente collocata subito dopo il San Rocco con un donatore, confermando l'indicazione di Vasari, ed è stata associata al periodo bolognese di Parmigianino successivo alla sua fuga dal Sacco di Roma del 1527.

Contesto

La Conversione di san Paolo emerge da un momento critico nella carriera di Parmigianino. L'artista aveva fuggito da Roma nel 1527 durante il Sacco e si era stabilito a Bologna, dove produsse quest'opera insieme al San Rocco con un donatore. Il dipinto riflette la sua assimilazione della maniera moderna romana, in particolare attraverso il riferimento alla Cacciata di Eliodoro dal Tempio di Raffaello nelle Stanze Vaticane, che informa la torsione del corpo caduto, e alla Battaglia di Costantino di Giulio Romano, che influenzò la muscolatura del cavallo. L'esistenza di studi preparatori, inclusi due disegni varianti alle Courtauld Institute Galleries e una vecchia copia nella collezione Seilern a Londra, attesta la cura con cui Parmigianino sviluppò la composizione. I disegni della Courtauld, eseguiti a penna e inchiostro con lavagna bruna e lumeggiature bianche e datati 1527-1530, mostrano l'artista che esplora diversi momenti della narrazione e dimostrano il suo medium preferito durante i periodi romano e bolognese. Questi studi potrebbero anche essere stati concepiti come modelli per incisioni, data la collaborazione di Parmigianino con Antonio da Trento a Bologna. Il dipinto è stato occasionalmente attribuito a Niccolò dell'Abate, riflettendo le complesse interrelazioni tra artisti emiliani di questa generazione.

Eredità

La Conversione di san Paolo si pone come una dichiarazione definitiva dello stile maturo di Parmigianino e del più ampio progetto manierista di trascendere l'equilibrio dell'Alto Rinascimento in favore dell'invenzione soggettiva e dell'intensità emotiva. La reputazione dell'opera è stata sostenuta dalla sua documentazione precoce in Vasari e dalla sua continua provenienza da un importante mecenate attraverso le principali collezioni europee. La sua esposizione pubblica a partire dal 1912 al Kunsthistorisches Museum ha consolidato il suo posto nel canone della pittura italiana del XVI secolo. Per gli storici dell'arte, il dipinto esemplifica il paradosso al cuore del Manierismo: la simultanea rappresentazione di una stasi trasformativa e di un vivido movimento, ottenuta attraverso la voluta distorsione della forma naturale al servizio di un'espressione spirituale esaltata. I disegni preparatori della Courtauld Institute sono diventati oggetti di studio importanti di per sé, illuminando i metodi di lavoro di Parmigianino e il ruolo del disegno nella maniera moderna. Il dipinto continua a essere riconosciuto come un punto di riferimento fondamentale per comprendere l'evoluzione dell'arte italiana negli anni Venti del Cinquecento, la dispersione degli ideali artistici romani successiva al Sacco del 1527 e l'emergere di uno stile volutamente artificiale che avrebbe influenzato le successive generazioni di pittori europei.

The Fall of Phaethon
The Fall of Phaethon, Peter Paul Rubens

Artist & collection

Portrait of Parmigianino

Artist

Parmigianino

Girolamo Francesco Maria Mazzola (11 January 1503 – 24 August 1540), also known as Francesco Mazzola or, more commonly, as Parmigianino (UK: US: Italian:; "the little one from Parma"), was an Italian Mannerist painter…